Tra scontrini e riscontri

scontrino s. m. [der. di scontrare nel sign. di «riscontrare»: propr. «foglietto che serve come riscontro»]. – Piccolo biglietto o cedola che serve a comprovare e riscontrare il diritto a un’agevolazione […] o l’effettuato pagamento di un acquisto: …
Vocabolario online Treccani

L’insicurezza, per me proverbiale, ha talvolta effetti paradossi, in questo pomeriggio agostano, nel fresco dello spazio ingombro di carte, mi costringe, e io cedo con indulgenza, a parlare di uno dei tormentoni giornalistici di questa estate: lo scontrino, non nella sua valenza fiscale, quanto nel suo essere testimone di un passaggio, in questo caso di un servizio che consiste nel mettere a disposizione di un cliente un bene materiale consumabile fisicamente mediante ingestione corredato da un servizio ampiamente variabile.

Non passa giorno che riviste, quotidiani, cartacei od online che siano, manchino di riportare titoli come questi: «Piattini? Toast? 2 euro? Hanno ragione i ristoratori, ma avere ragione è inutile», «Cena da 845 euro in un chiosco a Modena, è polemica: “Gnocco fritto e tigelle a peso d’oro”. “No, avete mangiato tanto», «Verona, spritz e tramezzino a 26 euro: scontrino choc al bar con vista sull’Arena». Non proseguirò con l’elenco, il senso è ben chiaro: pro e contro su importi ritenuti da una parte, quella del cliente, eccessivi, quando non veri e propri furti legalizzati.

Per non essere dispersivo prendo in considerazione pressoché un unico aspetto di tutte queste vicende, aspetto che mi ricorda non poco certe recensioni, definiamole così, che hanno reso celebri portali come TripAdvisor: la quasi totale assenza di elementi che descrivano in modo chiaro e inequivocabile contesto e soprattutto caratteristiche dell’oggetto servito. 26 euro spritz e tramezzino, poi scorrendo lo stesso si scopre che gli aperitivi sono due, uno spritz Aperol e uno Campari, e due i tramezzini, uno tonno e uno prosciutto. In questo caso oltre al consumatore che ha ritenuto doveroso pubblicizzare il misfatto, possiamo colpevolizzare il titolista: lungi da me il volere difendere chicchessia ma due aperitivi, presumo serviti al tavolino nel centro di Vicenza, con due sandwich a 26 euro possono essere definiti costosi, magari cari ma da qui a essere definiti «scioccanti» ne corre di acqua… Sotto i ponti. Il protagonista si dice poi indignato perché lui è solito pagare 2,50 euro gli spritz (con quale vino?) e, udite, udite, 1,20 euro i tramezzini: mi riesce difficile immaginare, oltre le dimensioni, cosa si possa celare tra le due fette di pane a quella cifra.

Niente snobismi, semplicemente vorrei, vorremmo, maggiore precisione nelle descrizioni, così inizierebbero a essere contestabili gli 845 euro del chiosco, divenuti 545 dopo le veementi proteste, indubbiamente comportamento da parte dell’esercente poco chiaro, per 24 persone, di cui 11 bambini, che hanno consumato, secondo alcune fonti, 14 taglieri misti, delle bevande, qualche birra… Tutto all’insegna della nebulosità. Quante volte mi sono innervosito perché il re-censore di turno trovava eccessivo il costo di «quel vino», che puntualmente veniva definito «niente di che», quando non «un vino economico dal tappo a vite». Glielo diciamo a quell’intenditore che, per restare a vini conosciuti dalle nostre parti, l’ottimo Lugana Cemento di Marangona ha il tappo tipo Stelvin, ossia a vite? Così come l’altrettanto ottimo Lugana Capotesta di Cascina Maddalena? Ma che difficoltà avete nel descrivere con chiarezza e trasparenza le cose in modo da essere al riparo da contestazioni?

Ecco il punto, il tema di questo mio post che giocoforza si lega al precedente “L’un contro l’altro armat(i)” , se volete serio ascolto, se mirate alla credibilità, siate precisi, esaustivi, non abbiate paura di elencare etichette, annate, vivande, materie prime… Il vostro dire acquisirà autorevolezza, che è altra cosa dal gusto personale, sia chiaro, potrete sempre affermare che a voi il Franciacorta DOCG Collezione Esclusiva Giovanni Cavalleri 2008 non piace, ma in questo modo potremmo amabilmente discuterne. Se poi si farà più efficace il vostro dire e smetterete di usare formule del tipo «buono ma credevo meglio, discreto ma speravo di più» ne saremo tutti felici.

Non crediate che le mie simpatie vadano esclusivamente ai ristoratori, di qualsiasi livello o tipologia, la richiesta di chiarezza e trasparenza si estende anche a loro: perché esitate a mettere su siti e social media i menu, la carta, con i prezzi, una selezione dalla vostra cantina se non l’intera lista dei vini disponibili, sempre con i prezzi e magari le proposte a bicchiere del periodo? O pensate che gli stessi siano sorta di atto dovuto senza pretesa d’informazione alcuna? Più diremo e più ci capiremo, più dettaglieremo e più eviteremo discussioni, già questo è a mio avviso motivazione fondamentale.

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